Potevo morire tra le ortiche

Ho vissuto talmente tanti episodi divertenti e memorabili, legati alla mia infanzia, che or ora non me ne vengono quasi in mente da raccontare. Questo però ce l’ho ben presente, poiché i miei genitori solo soliti richiamarlo spesso: costituisce l’ennesima riprova del mio temperamento melodrammatico e della ricerca di “effetti scenici”. Tra me e mio fratello Carlo ci sono soltanto due anni e mezzo di differenza: ciò significa che non posso ricordarmi la mia vita senza di lui, ma anche che ogni mio spazio personale è sempre stato invaso da quando sono bambina. Quand’ero molto piccola questo fatto mi creava un senso di rabbia e impotenza, sopratutto perché non capivo molte delle attenzioni rivolte a mio fratello. In fondo mi aveva rubato la mamma e il mio tempo esclusivo con lei. Quello era uno dei tanti pomeriggi passati a giocare in cortile: c’era stato spazio per le corse, i giochi con la sabbia e i giri in altalena. Tutto si era svolto come un’ordinaria giornata, con cambio di giochi intervallati da una merenda. Condividere spazi e tempi con quel “gagno” di mio fratello, ancora troppo piccolo per rispettare tempi e regole, era una frustrazione crescente. La rabbia in me stava aumentando. All’improvviso mi ritrovai, non so come, nella parte del giardino più incolta, che si affaccia su una zona di gerbido ed erbacce. Carlo era invece al centro del cortile, ma stava avendo un momento di difficoltà con il gioco di turno e, tanto per cambiare, chiese aiuto alla mamma, che prontamente si diresse verso di lui, lasciandomi lì ad aspettare. Dopo dieci minuti, che però a me parvero un’eternità, mamma tornò verso di me con mio fratello in braccio e lì cominciò la mia scena teatrale. Cominciai a piangere a dirotto e ad agitarmi, tanto che si temeva che mi fossi fatta male. Dopo diversi tentativi per calmarmi, mormorai tra i singhiozzi: “Mi avete lasciata sola per tutto questo tempo; ho rischiato di finire nelle ortiche e di essere lasciata lì per anni. Potevo morire bambina!” Ancora oggi, quando mamma me lo racconta, imitando la mia vocina, trattiene a stento le risate, ma sa imitarmi così bene (in fondo è la persona che mi conosce meglio) da far sorridere tutti quelli che ascoltano. Di anni ne sono passati, ma sono ancora affezionata alle scene teatrali…da adolescente.

Iamdedee

Situazioni

Durante una situazione seria, in cui bisogna comportarsi da ‘adulti’, ci sarà sempre il tuo migliore amico a fare una battuta o qualcosa di idiota nei paraggi, facendoti così ridere a crepapelle, senza riuscire a fermarti. Poi, quando la gente ti guarderà malissimo, il tuo migliore amico ti seguirà a ruota ridendo anch’egli come un scemo, rendendo la situazione più “ignorante” di quello che doveva essere. La situazione infine si trasformerà in una scena dove voi due non riuscite a smettere di ridere perché le vostre risate si “contagiano” a vicenda, non facendovi fermare, e rendendo ancora più disagiata la vostra posizione da ‘adulti’.

Meliss4_Otaku

Il mistero del wurstel

Eravamo nel villaggio del nostro hotel a Minorca e io, mia sorella, l’animatore e altri quattro amici stavamo andando dal bar al campo di beach volley per fare una partita. Ad un certo punto Alice (una amica incontrata durante la vacanza) si accorse che per terra c’era un wurstel. Cominciamo tutti a ridere domandandoci che cosa ci facesse lì. Dopo aver riso per più di cinque minuti l’animatore ci spiegò che in una struttura c’era un carrettino rosso che faceva gli hot dog. A quel punto ci siamo guardati e abbiamo ricominciato a ridere. Tutta la gente ci guardava perché non capivano perché guardavamo per terra e ridevamo come dei pazzi.

Sofy

Gli zii

Sono passate due estati, ma me lo ricordo come fosse ieri. Eravamo in Sicilia, nel paesino in cui sono nati nati i miei nonni, come tutti gli anni. I miei genitori e mia cugina ci avevano appena raggiunti e avevano avuto la brillante idea di andare a salutare tutti i parenti! Così siamo partiti, ma la prima tappa è stata la pasticceria. Dopo aver fatto visita a molti dei nostri familiari e aver mangiato un sacco di dolci, siamo arrivati all’ultima tappa… Quella decisiva. Mia mamma suona al campanello. Una voce forte, un po’ rauca, ci risponde:” Chi è?”. E mia mamma: “Siamo noi, zio!”. Lo zio era molto contento di vederci. Dopo cinque secondi di assoluto silenzio sentiamo urlare lo zio con una voce potente dal piano superiore della casa: “MARÍÍ! MARÍÍ! MARÍÍ! APRI LA PORTA! SONO ARRIVATI I NIPOTI!”. Eravamo sconvolti. Si era sentito tutto fino alla fine della strada. Dopo qualche minuto la porta si apre. Davanti a noi ci ritroviamo un uomo non molto alto, con capelli bianchi, carnagione abbastanza scura, canottiera, pantaloncini e un’infinità di sedie in mano (così potevamo sederci tutti fuori, davanti alla porta di casa). Subito dopo di lui esce nostra zia: una signora alta, con capelli quasi bianchi, una canottiera e una gonna che le arrivava fino alle ginocchia. Ci salutano entusiasti della nostra nostra visita. Dopodiché: lo zio inizia a raccontare barzellette che non capisco per niente, soprattutto per il fatto che le racconta in un siciliano che non riesco a capire. Così, ogni volta, rido per finta e a qualunque cosa rispondo: “Sì sì, mhh”. E la zia continua a chiederci: “Come va? Tutto bene? Come va la scuola? Volete qualcosa da mangiare?”. Dopo ore e ore di queste conversazioni, torniamo a casa. Eravamo tutti un po’ sconvolti, ma alla fine ci siamo divertiti.

Giulii.06

La granata

Era un pomeriggio d’estate ed ero con i miei amici a giocare in un parchetto. Per passare il tempo stavamo fingendo di essere dei militari in una operazione segreta. In quel momento dovevamo entrare in una stanza, ma c’era la porta blindata. Dovevamo buttarla giù, allora il mio amico prese un bastone e disse :”lancio una granata”. Lanciò il bastone e colpi il tronco di un albero. Cominciò a contare: “3,2,1” e nel momento esatto che esplose la granata (bastone) cadde davanti a noi l’albero.fu una coincidenza incredibile e ogni volta che mi viene in mente questo ricordo mi faccio sempre due risate.

Lancia06

Lo scherzo

era il 2016 quando io e mio fratello facemmo uno scherzo a un mio amico d’infanzia. io e mio fratello stavamo guardando un video quando a un certo punto dal nulla gli dico: “e se facessimo uno scherzo a Jacopo?” lui senza troppi problemi accetta allora lo facciamo venire a casa mia giochiamo, scherziamo ecc. dopo cena decido di incominciare a progettare lo scherzo e mi venne un’idea fantastica per lo scherzo che volevo fare, consisteva nel mettere un pezzo di scotch nell’occhiello del lavandino in modo che quando lui apriva l’acqua gli schizzava tutta addosso, proseguii a fare sì che quell’idea diventasse il mio scherzo, allora mi gettai nel bagno per mettere il pezzo di scotch quando tutto d’un tratto sento dei passi dietro di me quasi come se mi seguissero, una mano si poggiò sulla mia spalla e io mi girai, perfortuna era solo mio fratello che voleva vedere cosa stessi facendo. dopo avergli spiegato il piano chiamai il mio amico dicendogli qualcosa del tipo “vieni qua che devo farti vedere una cosa.” una volta arrivato gli dissi di uccidere un ragno che c’era lì casualmente, così lui si sarebbe sporcato le mani e avrebbe dovuto per forza lavarsele, e così fu. quasi non mi trattenevo dal ridere e quando lui aprì l’acqua vidi che gli stava arrivando tutta in faccia e sulla maglia e io non riuscivo a smettere di ridere tranne quando mia madre arrivò e mi mise in punizione per 3 giorni per questa cosa, ma vi posso assicurare che ne valsa la pena.

pcmanu

Cane/Demogorgone

Il mio cane con il costume da demogorgone.

Roby

Un pomeriggio divertente

Un pomeriggio di settembre, tre ragazzini silenziosi, seduti sul marciapiede della signora Lina, stanno mangiando il proprio ghiacciolo. Si chiamano Ugo, Lele e Ciccio e hanno otto anni. Sono amici dall’asilo e lo saranno per sempre. Insieme stanno bene, amano pedalare sulle loro biciclette per le strade vicine alle loro case, nei campi ed inventare sempre giochi nuovi. Adesso sono lì, un po’ stanchi ed accaldati, seduti all’ombra del muretto ad aspettare con ansia una delle divertenti scenette della famiglia Rossi. La famiglia Rossi è composta da tre persone: padre, madre e figlia. Un po’ strani e grossi, vivono con nove gatti e possiedono un’automobile rossa lucente che il padre guida facendo fischiare le ruote. La figlia ha sedici anni e parla solo inglese, il padre solo francese, la madre solo italiano. Tra loro non si capiscono – oppure fanno finta – l’unica cosa che li unisce è l’amore per i gatti. I ragazzini, avendoli visti uscire di casa, stanno aspettando che tornino. L’auto appare in fondo alla via e si ferma davanti ai tre – che sono molto curiosi. Il padre, che guida seduto tutto solo sul sedile anteriore, parcheggia con una frenata da brivido. Madre e figlia rotolano fuori dalla macchina cariche di pacchi e pacchetti.
Il particolare che attira l’attenzione dei tre bambini è l’abbigliamento della ragazza: capello, frustino e stivali neri. “Ciao, Mary!” dicono in coro “Sei andata a cavallo?”. La ragazza li vede, e risponde in modo scontroso cercando di parlare in italiano: “Da domani io nuovo sport”. “Che bello!” rispondono i tre, che non si sono accorti che l’anziana Lina, un po’ sorda e sempre sola, seduta sotto il portico di casa sua non si è persa nulla di quanto è accaduto, né la dolcezza e la spontaneità della loro infanzia, né la superbia di Maria. In qualche modo l’anziana donna vuole riequilibrare i rapporti e interviene:
“Buona sera, Signora Rossi! Così ha deciso di far fare un po’ di movimento a Maria. Bene! Glielo avevo detto che i giovani devono scegliere uno sport. Sempre piegati sui libri, altrimenti… E cosa fa la ragazza? Nuoto, tennis?” “Equitazione!” risponde fiera mamma Rossi.

“Cos’è?” chiede Lina, fingendo di non capire. “Va a cavallo!” spiega la Rossi alzando un po’ la voce. “Ma no, ma no!” risponde Lina, strizzando un occhio ai ragazzini, “cos’ha fatto di male quel povero cavallo?” “Maleducata! Maleducati tutti!”, dice Maria. “Scusami!” risponde pronta l’anziana signora, “Non volevo offenderti, volevo solo dire che la vita è semplice, di solito. Io già lo immagino quel povero cavallo che ti fa fare sport mentre lui fa il sollevamento pesi…
E se ti dedicassi a qualcosa più normale? Correre, nuotare, far ginnastica? Non sono certo fatti miei, anzi, mi scuso per essermi impicciata, ma la normalità è una gran cosa!” Eh…, sì. Spesso cerchiamo risposte difficili a problemi semplici, eppure a volte un sorriso è la chiave per superare tante difficoltà.

Rebe

Ridi

Ridi sempre,ridi,fatti credere pazzo, ma mai triste.

Angy

Un sorriso il sole fa spuntar

Delmonts10

Panna Penchia

Potrei parlare in questo testo di bizzarri personaggi che in questo periodo di quarantena si aggirano per casa con i pantaloni alla Fantozzi, preparano il the con i guantoni da forno per non scottarsi o passeggiano in corridoio parlando da soli, mentre preparano relazioni di lavoro, ma no! Preferisco di gran lunga parlare del mio simpatico cuginetto che è senz’altro la persona più divertente che io abbia mai conosciuto: il mio piccolo grande eroe! Prima di buttarci nel vivo della storia, voglio descrivere questo adorabile bambino che combina più guai di chiunque altro. È un bimbo paffuto e sorridente, talvolta imbronciato, e con due occhietti perlustratori che individuano sempre la zona in cui combinare qualche bel guaio. Ha una corporatura buffa come di solito hanno i bambini, ma, a differenza dei suoi monotoni coetanei, ha uno sguardo orgoglioso e nelle foto assume sempre una incredibile postura napoleonica. C’è da dire anche che è un bambino furbissimo perché ha il super potere di passare inosservato davanti ai suoi familiari e con una velocità fulminea buttare per terra intere file di calici di cristallo. È passato molto tempo dall’ultima volta che è venuto a trovarmi, però mi ricordo ancora la perizia che utilizzava per smontare il marchingegno elettrico del mio divano, prima di essere fermato. Però una delle cose più buffe che lo caratterizzano è il suo linguaggio magico e fatato, un linguaggio carino, da bambino che vive in un mondo tutto suo. I suoi genitori si preoccupano del fatto che a tre anni e mezzo non parli come gli altri bambini, ma lui non è gli altri bambini: lui è lui, l’unico e l’originale. Ecco qualche parola del suo vocabolario: papua (acqua), Panna Penchia: il modo bizzarro con cui chiama il suo eroe, Capitan America, Meme, il modo in cui chiama suo fratello Samuele e Chenchia, il modo in cui chiama me che sono Angelica, ma, se facciamo due conti, non è nemmeno malaccio perché sua zia, che si chiama Marika, la chiama Cacchia. Un altro episodio importante dei tre anni di mio cugino è stato quando un po’ per golosità, un po’ per curiosità e un po’ per voglia di combinarne, una ha ingerito una potente pillola della pressione di suo nonno, costringendo i suoi parenti a portarlo d’urgenza in pronto soccorso per verificare che la pillola non gli nuocesse. Invece qualche mese fa è andato a casa di una mia parente con l’orto e il giardino e, sempre un po’ per quella sua propensione verso i guai, ha azionato un tubo per innaffiare il giardino, lavandosi totalmente dalla testa ai piedi e devastando l’ambiente circostante. Da poco lui ha anche una sorellina, ma che all’inizio non ha accolto molto volentieri, anzi ha tentato di eliminarla fisicamente con l’escamotage di farle delle amorevoli carezze, però è stato fermato in tempo. Che dire, non si incontra tutti i giorni un tipo così attivo!

Concludo con un’immagine poetica: qualche tempo fa il mio cuginetto era sparito per un po’, facendo credere alla sua famiglia di giocare con i gatti e gli animali che ci sono nei dintorni, quando in realtà era riuscito a salire su una macchina con la portiera aperta, a togliere il freno a mano e a metterla in moto autonomamente, lasciando tutti increduli e senza parole, ma soprattutto insegnandoci il vero significato della libertà, proprio come una Pippi Calzelunghe al maschile:“Io, se voglio, me ne vado”.

angytessitore

La partitella

Questa foto riassume per me cosa significa “fare una partitella a calcio tra amici”. E’ perfetta.

Eravamo in gita a Cremona, noi classe 2°A e mi sembra 2°B e 2°D. Dopo una lunga visita, ci siamo fermati in un oratorio con bar per fare pranzo.

C’erano diversi giochi, come l’altalena,lo scivolo,… Ma io e i miei amici con uno sguardo ci eravamo già capiti fin dall’inizio. DOVEVAMO fare una partitella nel piccolo campo da calcetto di quell’oratorio. Non ci siamo fermati davanti a problemi come il pallone deformato e successivamente il pallone sgonfio. Per esempio io, avendo messo le scarpe bianche e nuove, non volevo rovinarle, ma non ho detto non gioco, no. Ho giocato scalzo. A fine partita avevo le calze che da bianche erano diventate verdi!

Credo che non me la dimenticherò mai quella partita…Mi sono divertito tantissimo!

Morandinho

Attenti al cane!

Snoopy

Torre degli Asinelli – Bologna

Lo so, non fa ridere, ma quando ho saputo che saremmo andati a Bologna e avremmo visto e perlustrato al suo interno la Torre degli Asinelli, mi sono messa a ridere. È un nome strano che però nella sua stranezza racchiude una magnificenza tale da restarne meravigliati.

Francy