Sono passate due estati, ma me lo ricordo come fosse ieri. Eravamo in Sicilia, nel paesino in cui sono nati nati i miei nonni, come tutti gli anni. I miei genitori e mia cugina ci avevano appena raggiunti e avevano avuto la brillante idea di andare a salutare tutti i parenti! Così siamo partiti, ma la prima tappa è stata la pasticceria. Dopo aver fatto visita a molti dei nostri familiari e aver mangiato un sacco di dolci, siamo arrivati all’ultima tappa… Quella decisiva. Mia mamma suona al campanello. Una voce forte, un po’ rauca, ci risponde:” Chi è?”. E mia mamma: “Siamo noi, zio!”. Lo zio era molto contento di vederci. Dopo cinque secondi di assoluto silenzio sentiamo urlare lo zio con una voce potente dal piano superiore della casa: “MARÍÍ! MARÍÍ! MARÍÍ! APRI LA PORTA! SONO ARRIVATI I NIPOTI!”. Eravamo sconvolti. Si era sentito tutto fino alla fine della strada. Dopo qualche minuto la porta si apre. Davanti a noi ci ritroviamo un uomo non molto alto, con capelli bianchi, carnagione abbastanza scura, canottiera, pantaloncini e un’infinità di sedie in mano (così potevamo sederci tutti fuori, davanti alla porta di casa). Subito dopo di lui esce nostra zia: una signora alta, con capelli quasi bianchi, una canottiera e una gonna che le arrivava fino alle ginocchia. Ci salutano entusiasti della nostra nostra visita. Dopodiché: lo zio inizia a raccontare barzellette che non capisco per niente, soprattutto per il fatto che le racconta in un siciliano che non riesco a capire. Così, ogni volta, rido per finta e a qualunque cosa rispondo: “Sì sì, mhh”. E la zia continua a chiederci: “Come va? Tutto bene? Come va la scuola? Volete qualcosa da mangiare?”. Dopo ore e ore di queste conversazioni, torniamo a casa. Eravamo tutti un po’ sconvolti, ma alla fine ci siamo divertiti.
Giulii.06
