Potrei parlare in questo testo di bizzarri personaggi che in questo periodo di quarantena si aggirano per casa con i pantaloni alla Fantozzi, preparano il the con i guantoni da forno per non scottarsi o passeggiano in corridoio parlando da soli, mentre preparano relazioni di lavoro, ma no! Preferisco di gran lunga parlare del mio simpatico cuginetto che è senz’altro la persona più divertente che io abbia mai conosciuto: il mio piccolo grande eroe! Prima di buttarci nel vivo della storia, voglio descrivere questo adorabile bambino che combina più guai di chiunque altro. È un bimbo paffuto e sorridente, talvolta imbronciato, e con due occhietti perlustratori che individuano sempre la zona in cui combinare qualche bel guaio. Ha una corporatura buffa come di solito hanno i bambini, ma, a differenza dei suoi monotoni coetanei, ha uno sguardo orgoglioso e nelle foto assume sempre una incredibile postura napoleonica. C’è da dire anche che è un bambino furbissimo perché ha il super potere di passare inosservato davanti ai suoi familiari e con una velocità fulminea buttare per terra intere file di calici di cristallo. È passato molto tempo dall’ultima volta che è venuto a trovarmi, però mi ricordo ancora la perizia che utilizzava per smontare il marchingegno elettrico del mio divano, prima di essere fermato. Però una delle cose più buffe che lo caratterizzano è il suo linguaggio magico e fatato, un linguaggio carino, da bambino che vive in un mondo tutto suo. I suoi genitori si preoccupano del fatto che a tre anni e mezzo non parli come gli altri bambini, ma lui non è gli altri bambini: lui è lui, l’unico e l’originale. Ecco qualche parola del suo vocabolario: papua (acqua), Panna Penchia: il modo bizzarro con cui chiama il suo eroe, Capitan America, Meme, il modo in cui chiama suo fratello Samuele e Chenchia, il modo in cui chiama me che sono Angelica, ma, se facciamo due conti, non è nemmeno malaccio perché sua zia, che si chiama Marika, la chiama Cacchia. Un altro episodio importante dei tre anni di mio cugino è stato quando un po’ per golosità, un po’ per curiosità e un po’ per voglia di combinarne, una ha ingerito una potente pillola della pressione di suo nonno, costringendo i suoi parenti a portarlo d’urgenza in pronto soccorso per verificare che la pillola non gli nuocesse. Invece qualche mese fa è andato a casa di una mia parente con l’orto e il giardino e, sempre un po’ per quella sua propensione verso i guai, ha azionato un tubo per innaffiare il giardino, lavandosi totalmente dalla testa ai piedi e devastando l’ambiente circostante. Da poco lui ha anche una sorellina, ma che all’inizio non ha accolto molto volentieri, anzi ha tentato di eliminarla fisicamente con l’escamotage di farle delle amorevoli carezze, però è stato fermato in tempo. Che dire, non si incontra tutti i giorni un tipo così attivo!
Concludo con un’immagine poetica: qualche tempo fa il mio cuginetto era sparito per un po’, facendo credere alla sua famiglia di giocare con i gatti e gli animali che ci sono nei dintorni, quando in realtà era riuscito a salire su una macchina con la portiera aperta, a togliere il freno a mano e a metterla in moto autonomamente, lasciando tutti increduli e senza parole, ma soprattutto insegnandoci il vero significato della libertà, proprio come una Pippi Calzelunghe al maschile:“Io, se voglio, me ne vado”.
angytessitore
