Ho sempre pensato alla speranza come qualcosa di magico, una sorta di polverina come quella delle ali delle fate che ti permette di rialzarti da un baratro e volare. Ma ultimamente non ho più visto nulla di magico nella speranza e, da sentimento positivo, è diventato negativo. La speranza non mi piace perché illude: in ogni situazione difficile tutti gli uomini si affidano sempre a un barlume di speranza. Io per prima, non voglio negarlo: la speranza per me non è proprio il massimo, ma, senza di essa, non so come farei a vivere. Il vivere degli uomini è un continuo sperare in tutti i periodi della vita: da bambini si spera nel giocattolino nuovo, da ragazzi nella capacità di essere invisibili durante un’interrogazione e da adulti si spera nel benessere e nella salute della propria famiglia. Man mano che si cresce cambiano responsabilità, ma la speranza resta sempre la stessa. Spesso la speranza è vicina alla fede: non mi riferisco a quella religiosa perché il discorso sarebbe troppo lungo, ma alla fede in noi. Un anno fa ho dovuto intraprendere una missione ardua quanto scalare una montagna: ovvero lasciare andare due persone a me care e molto vicine che sono venute a mancare. Questa è stata l’esperienza più dura della mia vita perché mi ha fatto aprire gli occhi e dopo mi sentivo vuota, priva di significato, ma c’era qualcosa che stranamente mi è rimasto vicino: la speranza. Per quanto in certi momenti sia falsa, in quell’occasione l’ho vista e sentita: ovviamente è astratta, ma secondo me si può tradurre nei piccoli gesti o con semplici parole. In questo caso ero online e stavo ascoltando un po’ di musica, fino a quando non è comparsa una canzone inglese che tuttora ascolto e mi ha dato la forza di continuare a lottare e andare avanti. In un altro momento in cui mi sentivo un po’ giù, una mia amica mi chiesto se andasse tutto bene e mi sono bastate tre semplici parole per stare meglio. Può sembrare strano, ma i gesti piccoli e naturali come un “come va” o un “come stai?” sono importantissimi perché ti fanno capire di essere considerato e accettato. Secondo me la speranza è come una luce nell’oscurità, ma è unica e irripetibile: soprattutto è rara come trovare una luce nel buio. Guardando il mondo con gli occhi di un bambino, possiamo notare che è tutto più piccolo e la vita è ovviamente meno difficile, ma l’immaginazione regna nella sua mente. Ragionando, ho pensato che i bambini non hanno una vera e propria speranza in cui credere, ma vivono spensierati e forse stanno meglio loro perché talvolta speranza è sinonimo di illusione. Molti autori della letteratura, come Pascoli, scrivono proprio di come ogni adulto dovrebbe tornare alla sua infanzia e in questo discorso calza a pennello il ritorno all’infanzia come un ritorno non solo alla spensieratezza, ma anche al vivere con semplicità e senza farsi troppe illusioni.
Concludo dicendo che la speranza è madre di tutti gli uomini – volenti o non – e, per quando possa deludere, ci sarà sempre, nascosta nel più profondo dell’anima delle persone.
angytessitore
